Issohadores

tratto da : Storia, analisi e valutazioni sui mamuthones di Franco Sale (tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

La vestizione degli issohadores è meno complessa, usano abiti leggeri e più agevoli nei movimenti. Come accennato prima non indossano né maschera né sonagli né mastruca, non serve l’aiuto di alcuno. Il loro primo compito è aiutare la vestizione dei mamuthones, quindi inumidiscono le funi di giunco sa une de resta, ora chiamate erroneamente sohe, le appendono ruotandole nel senso della loro composizione per riprendere una forma omogenea, così da facilitare il lancio durante il rituale. Le sohe originali erano fatte di cuoio crudo ammorbidito dopo una lunga lavorazione manuale, non sono più usate da quando ero piccolo, sia per la loro pesantezza e rigidità, sia perché nel cappio era inserito un anello in ferro che serviva per facilitare il lancio e per trainare meglio la preda catturata: Sono state messe in disuso perché facevano male e creavano pericolo per coloro ai quali erano indirizzate. La vestizione consiste nell’indossare i pantaloni bianchi (su carzone) e le calze nere in orbace (sas carzas), la camicia bianca senza colletto detta  alla coreana (sa hamisa), il corpetto rosso (su guritu) e la berretta sarda (sa berretta): questi indumenti fanno pare del costume tradizionale sardo. Sopra la berretta è posta una striscia di un fazzoletto colorato, passando da sotto il mento per annodarla sopra la testa. Anche in questo caso è presente l’elemento femminile e si potrebbe pronunciare lo stesso discorso fatto in precedenza a proposito dei mamuthones. Altra osservazione: anche in questa situazione si rileva l’inversione perché la striscia è annodata al contrario del fazzoletto che indossano i mamuthones. La vestizione prosegue passando di traverso, dalla spalla destra verso il fianco sinistro, una collana di cuoio lavorato e ornato con broccato, nel cui centro sono fissate delle piccole bronzine (sos sonajolos). Per terminare è posto uno scialle (tipicamente femminile) piegato a triangolo e legato al fianco sinistro, che scende verso la parte esterna del ginocchio destro (s’issalletto).

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