Sa Maschera de Santa

Sa mAschera de Santa di Franco Sale

Mamojada, paese ricchissimo di tradizioni popolari, oltre ai famosissimi mamuthones e issohadores, ha avuto e viene tuttora ricordata una maschera denominata “sa maschera de santa”, questa veniva indossata dai cavalieri e principalmente dalle vedove durante il periodo festoso del carnevale. I ricordi si attestano a tutti gli anni cinquanta, in quel periodo le vedove erano private per motivi morali di ogni tipo di divertimento per dimostrare fedeltà al defunto marito, ma anche per non dare adito alle chiacchiere dei soliti pettegolezzi a basso costo.

Per loro l’unico periodo in cui si riappropriavano della loro vita e della propria libertà era il periodo di carnevale, in cui indossavano la famosa “maschera de santa”, uscire allo scoperto non era facile, così si abbinavano ad un uomo di loro fiducia “su portatore” che descriverò in seguito il suo compito. Nei giorni precedenti alla loro uscita, le vedove prendevano segretamente accordi tra loro, ma includevano anche donne non sposate, affinché lo loro snellezza ed il modo spigliato dei movimenti non favorisse la loro identificazione.

Foto Carnevale 1957 – Pablo Volta

Negli accordi, veniva stabilita la casa in cui si organizzava il mascheramento, le partecipanti arrivavano in orari sfalsati e da vie diverse, magari qualcuna per non insospettire la gente si metteva la cesta in testa come a dimostrare che aveva delle cose da consegnare o per giustificare l’assenza.

Gli abiti da indossare venivano procurati nei giorni precedenti, dalle donne non sposate, nessuna li chiedeva per se stessa, ma facevano sempre intendere che sarebbero stati utilizzati da altre persone.

Come detto poco fa, ad accompagnare la comitiva veniva scelto un adulto di grande serietà e rispetto “omine de gabbale”, chiamato “su portatore” questi aveva il compito di vigilare con rigore che nessuno molestasse le maschere che accompagnava e pure vigilare che nessuno tentasse di levare la maschera alle donne, di questo impegno garantiva con la sua vita la riuscita della mascherata e l’incolumità di esse.

“sa maschera de santa” era realizzata da un pezzo di tela, che veniva sovra posta ad un calco esistente, si impastava della farina con del bianco di uovo, una volta ben amalgamata la si colava sopra la tela e spalmata bene con le dita, la si lasciava indurire bene.

Successivamente il calco veniva rimosso dalla base originale, si sagomavano per bene la bocca, gli occhi, le narici e le sopra ciglia, poi si squagliava della cera e la si faceva colare sopra, indurimento rapido facilitava la messa in opera, una volta ben indurita venivano raschiati con cocci di vetro le sporgenze della cera dando una lisciatura perfetta, i lineamenti erano identici al volto femminile, all’interno della maschera venivano eseguiti gli ultimi ritocchi sempre con la farina impastata, terminata queste operazioni si procedeva alla rigorosa pitturazione, i colori corrispondevano a quelli di una donna, il colore predominante era il rosa, nella parte degli zigomi era leggermente più accentuata, le labbra, le ciglia e le sopra ciglia richiedevano un maggior impegno, una volta ultimata emergeva un volto femminile bellissimo, tanto da sembrare quello della Madonna, per questo veniva chiamata “maschera de santa”.

© Riproduzione riservata – Franco Sale Mamojada

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