Mamojada

tratto da : Storia, analisi e valutazioni sui mamuthones di Franco Sale (tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

Nel cuore della Sardegna, regione italiana ricchissima di tradizioni e usanze popolari, è situato il paese di Mamojada,

al centro della Barbagia di Ollolai, posto entro una larga conca montuosa e collinare a 664 metri sul livello del mare e confinante con i territori di Fonni, Gavoi, Lodine, Ollolai, Sarule, Orani, Nuoro e Orgosolo. Le attività principali per la popolazione da sempre sono state agropastorali, anche se attualmente l’edilizia ha preso il sopravvento; il territorio, ricco di boschi di querce, lecci e sughereti, in gran parte è adibito al pascolo di ovini, bovini e  scarsamente suini. Moltissimi sono gli appezzamenti di terreno coltivati a vite, ove si produce dell’ottimo cannonau. I primi vigneti, che negli ultimi tempi spadroneggiano a livello internazionale,le prime vigne furono impiantati nella zona di Fittiloghe, che i Romani chiamarono “luogo di viti”, a fianco dei torrenti. Nei tempi passati sono stati  ealizzati degli spiazzi dove tuttora si coltivano a livello hobbistico ortaggi in modesta quantità. Secondo i racconti degli anziani, sentiti quando ero un bambino, Mamojada pare sia stata fondata nella zona bassa da un certo Porthulu, pastore di Ollolai, nell’attuale Rione di San Giuseppe, a ridosso di una fonte tuttora esistente chiamata Mamujone. Si narrava che il pastore, mentre transitava in quei luoghi con il suo gregge alla ricerca di nuovi pascoli, rimase intrappolato per un lungo periodo vicino a una fonte a causa di una temporada (tormenta di neve). Il pastore promise alle divinità che se avesse avuto salva la vita e riportato le bestie al suo villaggio avrebbe costruito un borgo in loro onore come ringraziamento. Osservando l’accostamentodei nomi si nota la similitudine e la metamorfosi del cambiamento tra l’antico nome del paese e l’attuale – Mamujone-Mamujada-Mamojada -, che sembrerebbe portare a Mamuthones.

Successivamente il paese si spostò e si allargò durante l’occupazione romana verso la parte montuosa de su monte irruttu (monte caduto). Ne è testimonianza un’altra fonte costruita dai Romani all’interno del paese, su hàntaru vezzu (vecchia fonte);

più a monte c’è il rione su hàstru (da castro),nome con il quale i Romani indicavano luoghi fortificati. Sparse su tutto il territorio si hanno testimonianze protostoriche (nuraghi, domos de janas, menhir). Alcuni anni fa, durante gli scavi per la realizzazione delle fondamenta di una abitazione alla periferia del paese, è stato portato alla luce un menhir, unico nel suo genere e diverso da quelli reperiti nei siti già esistenti in Sardegna. Questo genere di menhir ha dei disegni scavati a cerchio nella facciata simili ad alcuni che si trovano nel nord Europa, e più precisamente in Scozia, dove sono dislocati nell’intera regione. Tale ritrovamento ha posto vari quesiti agli studiosi: perché in tutto il territorio sardo esiste questo solo monolito?

Che significato si può dare ai disegni circolari? Esistevano contatti tra il popolo sardo e il popolo scozzese? In caso affermativo come potevano essere entrati in contatto visto che la distanza che separa questi due popoli è di diverse migliaia di chilometri? E perché si è trovato nella zona interna, impervia e impenetrabile per quanti hanno tentato di occuparla, e non nelle zone costiere di facile approdo? Chissà se questi e altri quesiti suggeriti dal misterioso ritrovamento con il tempo avranno una risposta? I siti nuragici sono intervallati un po’ ovunque nel territorio, il più rilevante è situato sul Monte di Arrailo sopra Firuli: dal monte si ha la visuale e il controllo di buona parte del territorio mamojadino, di Orani e a sud del nuorese. Intorno al nuraghe vi era un grande villaggio, ma anche questo è stato distrutto dai pastori per fra posto a qualche metro quadrato di pascolo e anche perché era meta degli studiosi di archeologia, che, dicevano i pastori, calpestavano il terreno e danneggiavano il pascolo.

Dal monte di Arrailo partivano quattro ramificazioni, a sud verso il nuraghe di monte Juradu, a est (Figuli) si trovavano enormi monoliti: quelli rimasi sono ancora visibili, sparsi per terra un po’ ovunque lungo il costone del monte verso la zona di Su Angu (il fango), ove esisteva un altro insediamento importantissimo con nuraghe, pozzo sacro, domos de janas e altri due monoliti, durante i lavori per la strada che collega questa zona allo scorrimento veloce. Il titolare dell’impresa di costruzione, per paura che i lavori venissero bloccati, li ha fatti interrare sotto la nuova strada, ove rimarranno sino a quando la sensibilità di qualcuno li farà rivivere per narrare la loro antichità.
A nord del monte Arrailo, in località Postu, si trovano altri menhir, ma si tratta di semplici monoliti a forma fallica per lo più posizionati a terra che un tempo si ergevano maestosi alti verso il cielo: uno, in particolare, è lungo quasi sei metri e dovrebbe essere il più grande trovato in Sardegna.

Altri sono stati danneggiati insieme a tante domos de janas o usati per ricavare blocchi per le costruzioni; a nord-ovest di Sa Puna (la susina) sorgeva un altro insediamento dedito alla lavorazione della terracotta e delle armi: anche questa testimonianza storica, secondo quanto si racconta, è stata sotterrata poi ché eventuali scavi avrebbero creato disturbi agli animali e danneggiato i pascoli.

Come si può osservare il monte Arrailo e la zona circostante comprendevano un territorio vastissimo, sul quale si snodavano i quattro filoni con terreni fertilissimi e ricchi di acque, ai quali si aggiungevano tutte queste strutture di culto e di quelle attività necessarie alla vita di quel lontano periodo. Nelle zone di Fittiloghe,Istavene e Elisi abbiamo tracce della permanenza dell’occupazione romana, sparse un po’ dovunque siano state trovate monete e cocci di vasellame che ne hanno svelato la presenza, ma come spesso accade anziché sfruttare queste opportunità per la valorizzazione del nostro territorio, questi reperti sono serviti ad alimentare e incrementare il mercato clandestino.
All’interno del paese, verso la fine del 1700, erano censite undici chiese e tutte svolgevano attività di culto, a dimostrazione di quanto erano forti e consistenti i rituali pagani nel nostro territorio per richiedere una così massiccia presenza di chiese. Attualmente la maggior parte di queste chiese è in rovina oppure sono sconsacrate, di alcune non esiste più traccia. La più imponente e importante è la Chiesa di Loreto

– la nostra vecchia cattedrale -, costruita dai Pisani. Ricordo che al suo intreno, a ornamento della volta, vi erano degli splendidi affreschi di inestimabile valore artistico, che ora non esistono più. L’ignoranza di un prete li ha fatti cancellare tanti anni fa, vi fece sovrapporre della tinta bianca, obnubilando la bellezza di tali opere, che spesso attiravano lo sguardo e distoglievano la concentrazione dei fedeli durante la messa; questa fu l’unica giustificazione che il prete diede al tempo del restauro.

Si narra che per la costruzione della chiesa siano stati abbattuti i nuraghi e i menhir più importanti del circondario. Nel rione di Hùmbentu (antico convento) e nel vecchio rione Sant’Antonio abbiamo testimonianze della permanenza spagnola; oltre, naturalmente, a molte parole del dialetto mamojadino abbiamo assorbito la pronuncia e i modi festaioli degli Iberici. Altere abitazioni (che ho visto) di stile aragonese sono state demolite per far posto a nuove case. In campagna troviamo la Chiesa di Loreta Attesu e il Santuario dei Santi Cosma e Damiano (quest’ultimo è meta di pellegrinaggi e di meditazione nei mesi di agosto e settembre: le costruzioni risalgono al periodo antecedente l’invasione pisana. Si racconta che entrambi questi edifici siano stati posati sopra delle
strutture nuragiche. A Mamojada sopravvive ben conservata l’apotropaica tradizione dei mamuthones e degli issohadores, anche se con il tempo, come tutte le cose, probabilmente è stata oggetto di cambiamenti, sia nella fase strutturale che nell’abbigliamento. Nonostante le tante invasioni succedutesi nei vari periodi storici e l’invadente civilizzazione è sopravvissuta sino ai nostri giorni, forse a dimostrazione del forte senso che veniva dato a un rituale che spesso è stato giudicato anticristiano e non più consono alla vita di oggi.

tratto da : Storia, analisi e valutazioni sui mamuthones di Franco Sale (tutti i diritti riservati – vietata la riproduzione senza il consenso dell’autore)

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